"La cucina che ho fatto nella mia carriera risponde alla stessa mentalità delle grandi squadre: mai accontentarsi e andare sempre avanti a migliorare."
Affacciato sul Lago di Como, tra l’acqua, le montagne e l’eleganza discreta di Villa Carminati Resta, The Club On The Lake nasce con l’ambizione di essere qualcosa di più di un ristorante. Un luogo in cui cucina, accoglienza e paesaggio si incontrano; uno spazio pensato per prendersi il proprio tempo, ritrovare una dimensione intima e vivere il lago attraverso un’idea contemporanea di hospitality.
Al centro della sua identità gastronomica c’è Terry Giacomello, chef che ha costruito il proprio percorso attraversando cucine, Paesi e culture differenti.
"Io ho iniziato la mia esperienza professionale lavorando in una trattoria di famiglia, in quanto figlio d'arte. E poi, un po' alla volta, ho girato l'Italia in qualche ristorante di alto livello perché, avendo una gran passione per questo lavoro, avevo la necessità di partire dal basso. Mi sono formato sempre di più fino ad andare all'estero: prima in Francia, e poi Spagna, Brasile, Belgio, Danimarca… ho girato il mondo, insomma."

Il suo percorso internazionale passa attraverso alcune delle esperienze più influenti della cucina contemporanea: elBulli e Mugaritz in Spagna, Noma in Danimarca, oltre al lavoro al fianco di Marc Veyrat e Michel Bras in Francia. In Italia sono arrivati poi i riconoscimenti Michelin, da Inkiostro, a Parma, fino a Nin.
Esperienze molto diverse tra loro, unite da una curiosità costante e dalla ricerca di nuovi linguaggi. Como rappresenta una nuova tappa di quel percorso: non semplicemente una cucina da guidare, ma un luogo al quale contribuire a dare identità.
"Al Club On The Lake voglio portare un livello di hospitality alto, ma chiaramente sarà un crescendo. Questa è una "poltrona sul lago" in cui cercare tranquillità e riservatezza. L'obiettivo è creare un'identità propria e continuare a sviluppare innovazione, affinché non sia solo un posto dove andare a mangiare, ma diventi una vera e propria destinazione."
L’immagine della "poltrona sul lago" racconta bene l’idea. L’esperienza comincia prima ancora di arrivare al tavolo: nella villa, nella vista sull’acqua, nel ritmo più lento che il paesaggio naturalmente impone. L’eleganza non è pensata come formalità, ma come attenzione. Accoglienza, servizio, cucina e ambiente devono appartenere allo stesso linguaggio.
Per Giacomello, infatti, l’alta cucina non può essere separata dall’ospitalità. Il piatto è solo una parte dell’esperienza. Conta il modo in cui si viene accolti, il rapporto con chi accompagna l’ospite durante la serata, la capacità di creare un luogo sofisticato senza renderlo distante.
La stessa filosofia si riflette nel modo in cui considera la propria brigata. La cucina, per lui, è prima di tutto un lavoro collettivo.
"Tutti quanti devono andare verso un'unica direzione. Tu sei quello che dà la guida — "dobbiamo fare un certo tipo di lavoro" — e gli altri devono seguire: maître, chef, manager. Si vince facendo squadra: è la squadra che vince, non il singolo. Bisogna coinvolgere le persone, motivarle con brainstorming e team building, ma anche analizzarsi con brief e debrief. È fondamentale confrontarsi e mettere al corrente il team sia sulle cose che vanno male, per capire come risolverle, sia su quelle che vanno bene, perché anche quelle possono essere migliorate."

Quella ricerca del miglioramento continuo è forse l’elemento che meglio definisce la sua cucina. Giacomello parte dalla tecnica e dalla scienza, ma non per costruire qualcosa di distante o puramente concettuale. Dietro alla sperimentazione resta una grande attenzione alla materia prima, alla precisione e alla leggibilità del risultato.
È anche un osservatore molto severo di ciò che mangia. Ma il suo giudizio non dipende dal prestigio di un indirizzo o dalla complessità di una preparazione. Una pizza, un gelato o un piatto apparentemente semplice possono impressionarlo quanto l’alta cucina, purché siano realizzati con precisione.
Tra i luoghi che apprezza sul territorio cita il Ristorante Materia di Davide Caranchini, a Cernobbio, e la Pizzeria Donnarumma nel centro di Como. È un modo per raccontare anche il suo rapporto con la città: curioso, diretto, senza gerarchie predefinite tra cucina gastronomica e cultura popolare.
Il suo approccio resta però profondamente legato alla ricerca.
"La mia cucina è scientifica. La mentalità che ho avuto nella mia carriera e che continuo ad avere è quella delle grandi squadre di calcio: mai accontentarsi, pedalare e andare sempre avanti a migliorare, perché nessuno è perfetto."
È una filosofia che sembra adattarsi naturalmente a The Club On The Lake. Un luogo costruito attorno al paesaggio ma rivolto verso l’esterno, capace di unire la dimensione internazionale del Lago di Como con un’idea contemporanea di eleganza.
La cucina diventa così uno degli elementi di un’esperienza più ampia: il lago fuori dalle finestre, la villa, il servizio, la quiete, la precisione dei dettagli. E, al centro, la volontà di creare qualcosa che abbia un’identità riconoscibile senza perdere il piacere più semplice dell’ospitalità.


