Al di là del gol all’esordio in amichevole al Sinigaglia o dell’emozione della Champions League, quello che colpisce di Mattia Liberali è la sua maturità. A diciannove anni è arrivato a Como con la calma di chi sa che la crescita passa dal lavoro di ogni giorno, mantenendo allo stesso tempo la normalità di un ragazzo non ancora ventenne che sta semplicemente seguendo la propria passione.
Fuori dal campo, la sua quotidianità è quasi spiazzante nella sua semplicità. "La mia routine giornaliera per il momento è molto lineare, non c’è niente di chissà che particolare. Vado al campo, mi alleno e, quando torno a casa, cerco di staccare il più possibile. Penso sia molto importante recuperare bene le energie."
Gli bastano le cose di sempre per ritrovare equilibrio: gli amici, un gelato, la musica — "dipende tanto da chi è in macchina con me" — e una passione più silenziosa, quella per il disegno, ereditata dalla mamma.
"L’anno scorso disegnavo spesso: mi rilassava e mi aiutava a isolarmi. Fuori dal campo sono un ragazzo tranquillo, mi piace stare con i miei amici e concentrarmi su me stesso. Nel calcio devi essere al cento per cento ogni giorno, ma non puoi dedicargli ventiquattro ore su ventiquattro."
È forse proprio in questo bisogno di normalità che emerge la sua maturità. Per Mattia il pallone è sempre stato prima di tutto piacere.
"Non ho mai pensato: adesso sono diventato un calciatore. Ho sempre giocato perché mi piaceva. Il mio obiettivo non è mai stato firmare un contratto, ma vivere la gioia di giocare a calcio. Forse è stato l’esordio in Serie A a farmi pensare: magari sto davvero diventando un uomo che vive della propria passione."
A Como ha trovato un ambiente nel quale crescere e, soprattutto, persone dalle quali imparare.
A partire da Cesc Fàbregas.

Riguardando alcune immagini del Fàbregas giocatore, Mattia riconosce qualcosa che ritrova ancora oggi nel suo allenatore: "Dall’esultanza si percepiscono la fame e la voglia che aveva da giocatore. Sono aspetti che lo caratterizzano anche da allenatore. Cerca di trasmetterci davvero tutte le sue idee, le sue emozioni e le sue sensazioni."
Anche lo spogliatoio lo ha accolto subito. Il primo messaggio è arrivato da capitan Lucas Da Cunha, ancora prima del suo arrivo: "Mi ha scritto dicendomi che avrei potuto chiedergli qualsiasi cosa e che sarebbe stato disponibile ad aiutarmi."
Poi ci sono i compagni con cui condivide ogni giorno il campo. Di Nico Paz, prima ancora delle giocate, osserva l’atteggiamento: "La sua umiltà è fondamentale. Lavora giorno dopo giorno, ha fame anche quando deve difendere. È un esempio."
Con Martin Baturina il confronto è quasi naturale: "Parliamo spesso perché abbiamo caratteristiche simili. Mi aiuta tanto in allenamento. Ha una capacità di fare quasi sempre la scelta giusta alla quale aspiro."

Ad arricchire questo percorso di crescita è arrivata anche la prima convocazione in Nazionale Under 21. Un traguardo importante, ma anche il naturale prosieguo di una storia con la maglia azzurra iniziata quando aveva soltanto quattordici anni.
Il futuro, invece, Mattia preferisce non osservarlo troppo a lungo.
"Sono successe tante cose tutte insieme ed è bellissimo. Però non ci penso troppo. So che devo dimostrare giorno dopo giorno e non ho tempo per fermarmi."
A Como è arrivato per costruire un percorso, dentro un gruppo che descrive con una frase semplice: "Siamo veramente dei bravi ragazzi che si trovano bene insieme."
Alla fine dell’intervista, davanti a lui compare un foglio bianco. La richiesta è una sola: disegnare, senza utilizzare parole, il sogno più grande per questa stagione. Quel foglio verrà riaperto soltanto a maggio.
Mattia sorride. Prende il pennarello e, quasi senza pensarci, traccia poche linee. Poi piega il foglio e lo mette al sicuro, senza svelare nulla.
Del resto, per uno che da sempre usa il disegno per mettere ordine nei pensieri, forse non poteva esserci modo migliore di raccontare il futuro.
Il sogno resta custodito lì dentro. Il presente, invece, Mattia lo sta già disegnando ogni giorno.


