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Quando Volta immaginò il teatro

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Quando Volta immaginò il teatro

Tra il Duomo e il Teatro Sociale, Piazza Verdi racconta una parte della storia di Como quasi senza bisogno di parole. Qui, dove oggi si apre uno degli spazi culturali più riconoscibili della città, sorgeva un tempo il Castello della Torre Rotonda. All’inizio dell’Ottocento, mentre Como cercava un luogo nuovo per il proprio teatro, Alessandro Volta non era soltanto lo scienziato conosciuto in tutta Europa. Era anche un cittadino profondamente legato alla sua città e alle sue istituzioni.

Nato a Como nel 1745, Volta vi si formò e vi insegnò prima di approdare all’Università di Pavia. La fama internazionale, i viaggi e gli incontri con alcune delle figure più importanti del suo tempo non interruppero mai quel rapporto. Como rimase per lui il luogo del ritorno, della famiglia, delle relazioni e della vita pubblica.

"Nonostante la fama internazionale, non ha mai reciso il legame con la sua città. Da cittadino partecipava alla vita pubblica e prendeva sul serio le istituzioni: credo pensasse che la cultura comportasse delle responsabilità verso la comunità e che la scienza dovesse essere utile a chi gli stava intorno", racconta Paola Dubini, presidente della Fondazione Alessandro Volta.

Una traccia concreta di questa dimensione civica è custodita proprio nella storia del Teatro Sociale.

Il 31 gennaio 1809 Volta presiedeva il Consiglio comunale di Como quando venne approvata la cessione dell’area dell’antico Castello della Torre Rotonda alla Società del Teatro. Era il passaggio decisivo per dare alla città un nuovo spazio dedicato allo spettacolo e alla vita culturale. Quattro anni più tardi, il 28 agosto 1813, il Teatro Sociale aprì le sue porte.

Per Dubini quella decisione racconta qualcosa di Volta che va oltre la sua biografia scientifica: "Racconta un uomo che guardava alla città con occhio pratico: una comunità ha bisogno di luoghi dove ritrovarsi, e il Teatro Sociale è rimasto un punto fermo della vita culturale comasca".

È un passaggio semplice, ma dice molto del modo in cui Volta guardava alla città. Il teatro non era soltanto un edificio o un luogo dedicato allo spettacolo: rappresentava uno spazio collettivo, capace di creare relazioni, confronto e partecipazione. Un’idea sorprendentemente contemporanea e che, più di due secoli dopo, continua a descrivere bene la funzione del Teatro Sociale nel cuore di Como.

Il legame fra Volta, la scienza e il teatro non appartiene quindi soltanto alla storia. Oggi quello stesso spazio continua ad accogliere linguaggi diversi e a mettere in relazione cultura scientifica, arte e divulgazione. La stagione dedicata ad Alessandro Volta, le iniziative del Festival della Luce e gli appuntamenti che hanno portato la ricerca fuori dai luoghi tradizionali sono parte di questa stessa visione: fare della cultura un’esperienza condivisa e accessibile.

È anche il senso del percorso che sta accompagnando Como verso il Bicentenario della morte di Alessandro Volta, che ricorrerà il 5 marzo 2027. Non soltanto una ricorrenza simbolica, ma l’occasione per riportare la figura dello scienziato dentro la vita contemporanea della città e per rileggere la sua eredità con strumenti nuovi.

È su questo terreno che lavora la Fondazione Alessandro Volta, nata nel 2015 con l’obiettivo di valorizzarne la figura, promuovere i luoghi voltiani e sostenere la ricerca scientifica. Il lavoro della Fondazione parte dalla memoria, ma guarda soprattutto al presente: mettere in relazione istituzioni, università, scuole, imprese e realtà culturali, trasformando Volta da figura storica da celebrare in una risorsa ancora viva per la città.

L’obiettivo è anche quello di raccontare una Como diversa da quella più immediata e conosciuta nel mondo. Una città che non è soltanto paesaggio, lago e architettura, ma anche luogo di ricerca, sapere scientifico e innovazione. In questo senso, l’eredità di Volta può diventare una chiave attraverso cui leggere il territorio e attrarre un turismo legato ai contenuti, alla cultura e alla conoscenza.

Le tracce lasciate da Volta sono diffuse in tutta la città. Ci sono i luoghi direttamente legati alla sua vita e quelli costruiti successivamente per celebrarne la memoria: dal Tempio Voltiano al Faro, fino allo stadio nato nel quadro delle grandi celebrazioni del 1927. Ma esistono anche eredità meno immediate, che raccontano non soltanto lo scienziato ma il cittadino.

Il Teatro Sociale è una di queste.

Più di due secoli dopo quella riunione del Consiglio comunale, le sue luci continuano ad accendersi nel cuore di Como. E forse è proprio qui che emerge una delle dimensioni meno raccontate di Alessandro Volta: non soltanto l’uomo che contribuì a cambiare la storia della scienza, ma il cittadino che contribuì a creare uno dei luoghi nei quali, generazione dopo generazione, la sua città avrebbe continuato a incontrarsi e a raccontare se stessa.